

Visitatore n. 55203
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LA CERAMICA "LA
GROTTA"
Grottaglie, ricca di abbondanti banchi d'argilla, ebbe fin dai
tempi più remoti un ceto numeroso specializzato nell'arte della
ceramica e trasse dalle viscere della terra di che sopravvivere,
spesso a costo di una vita di sacrifici e di stenti: talora
una maggiore industriosità, ed un pò di fede, sono state premiate
con il vero benessere.
Questo ceto era denominato con un termine antico, dei "caminari".
Secondo qualche studioso, la parola deriva da Camene, le dee
dell'arte, mentre secondo uno studioso di Francavilla Fontana
(BR), vissuto tra il 1850 e il 1900 circa, il termine "caminari"
deriva da "camini", cioè "comignoli, fumaioli".
L'argilla non è oro, ma è facilmente trasformabile in oro per
le sue preziose e insostituibili applicazioni pratiche. L'arte
asseconda, idealizza la materia e la converte in gentilezza
per la casa umile ed in fulgore per il palazzo principesco.
La ceramica è fra le arti del fuoco la più vaga ed attraente;
è stata è sarà la compagna dell'uomo dalle origini alla sua
scomparsa, ed è soprattutto un'arte, dunque un'attività dello
spirito. Ma oggi, nell'epoca della rivoluzione informatica,
queste attività sono fortemente penalizzate dalla sfrenata meccanizzazione;
tuttavia non credo che sarà mai possibile sostituire la mano
dell'uomo, e cioè la sua presenza attiva, creatrice: i computer,
immense banche dati, sono capaci di guidare sofisticati macchinari,
e di imprimere alla produzione un ritmo non certo raggiungibile
dall'uomo: ma appunto disumano.
Ed è nell'artigianato che, in contrapposizione alla smisurata
produzione industriale, alberga la fiamma vitale creatrice,
dell'uomo comune: non del grande artista, non del genio capace
di interpretare le grandi sagome della storia, ma del piccolo
industrioso artigiano, che si affida alla maestria conquistata
con secolare esperienza, in cui si condensa la propria vita
e di chi lo ha preceduto; questo lavoro lento, che ha gli stessi
ritmi biologici della natura, a misura d'uomo, non sarà mai
sostituibile dalla produzione in serie, lì ci sarà il segreto
della bellezza non riproducibile, la sorpresa del risultato
di tanto affanno. Nel libro dei morti custodito negli archivi
della Collegiata di Grottaglie, compare il cognome "Della Grotta"
nel 1601. Ma esso, palesemente legato al toponimo Grottaglie,
e alla peculiare caratteristica del territorio circostante,
le grotte, è certamente più antico. Nella tradizione degli atti
notarili, quando si indicava un possessore di grotte si intendeva
possessore di una fabbrica di ceramica. E dunque sin dalle origini
il nome "Della Grotta", porta in sé i segnali dell'appartenenza
al nostro territorio, dal punto di vista della conformazione
geografica, e da quello dell'arte.
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UN ARTIGIANATO
CHE VIENE DA LONTANO
Antonio Ciro La Grotta (1836) dall'unione con Maria Teresa Rosati
nacquero: Giovanni La Grotta (1874 - 1939); Michele La Grotta
(1876 - 1957); Francesco Giuseppe La Grotta (1882 - 1950), maestro
"capasonaro". Quest'ultimo, nel 1909 sposò Maria Mutata D'amicis
(1890 - 1984), dall'unione nacquero quattro maschi e quattro
femmine; nel 1914 nacque Francesco, nel 1919 Ciro, nel 1922
Vincenzo, nel 1926 Ciro. Tutti e quattro i maschi hanno lavorato
nella bottega diventando maestri tornianti; dal 1950 al 1985
l'ultimo nato, Ciro, diventò titolare della bottega perfezionando
la produzione curandola particolarmente nelle forme e nei rivestimenti,
riscontrando notevole successo in campo locale e nazionale.
Dal matrimonio con Giuseppina Annicchiarico (figlia di un maestro
torniante) nacquero Francesco Giuseppe (1955), Maria Antonietta
(1957), Antonio (1964), quest'ultimo oggi continua la fortunata
tradizione; attualmente nella bottega La Grotta si producono
oggetti di pregevole fattura, pubblicati sulle migliori riviste
di oggettistica d'arte. Ha partecipato in varie mostre nazionali
ed estere ed è stato premiato in varie occasioni, proiettando
lo stile particolarmente ricercato verso una clientela sempre
più esigente e selezionata. |
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